Giuseppina, 100 anni di buonumore

Il suo sorriso e la sua energia sono contagiosi. E devono essersene accorti dalle parti di piazza Municipio, dove ieri la centenaria Giuseppina Ingrao, palermitana di nascita ma goriziana d’adozione, ha portato tutto il suo buonumore per ricevere un omaggio direttamente dalle mani del sindaco di Gorizia, Ettore Romoli e dell’assessore al welfare, Silvana Romano. Pochi giorni fa, il 19 marzo, Giuseppina ha festeggiato insieme alla sua numerosissima famiglia i suoi cento anni. Ma darle una tale età è un vero azzardo. Basti pensare che in queste occasioni è solitamente il primo cittadino a fare visita ai festeggiati, ma stavolta Giuseppina ha sorpreso tutti e ha voluto presentarsi di persona in Municipio. «Le gambe funzionano ancora, anche se non sono più quelle d’un tempo» ha esordito Giuseppina, arrivata a Gorizia per amore più di settant’anni fa. «Dobbiamo ritornare al 1942, quando andai a trovare mio fratello, un ufficiale, che aveva sposato una ragazza goriziana. Lì conobbi il fratello di mia cognata, Mario Cantarin, e me ne innamorai. Ma erano altri tempi e non fu tutto facile. Io ritornai a Palermo e gli dissi che se voleva sposarmi sarebbe dovuto scendere in Sicilia. Per fortuna accettò e dopo le nozze ritornammo a Gorizia». Ricordi dolci che ancora la commuovono, anche senza rinunciare mai all’ampio e rassicurante sorriso con cui è facile intuire che Giuseppina abbia sempre reagito agli episodi della vita. Anche alle sue pagine meno felici. I suoi ricordi goriziani sono infatti legati anche agli anni terribili della seconda guerra mondiale, anni durante i quali il fratello venne deportato. Il suo nome è inciso oggi sul monumento al parco della Rimembranza. «Un giorno i tedeschi mi presero e, insieme ad altre donne, mi portarono prima alla Gil e poi alla Casa rossa» ricorda Giuseppina, «dove ci misero in mano una pala e un piccone e stavano a guardarci mentre lavoravamo. Un altro ricordo che custodisco è invece legato a uno dei miei ritorni a Palermo, quando fui costretta a viaggiare su un carro bestiame e a salpare da Anzio, dopo lo sbarco degli americani, per raggiungere le coste della Sicilia». Fino a quattro anni fa guidava ancora l’automobile, fino a 98 anni ha continuato a ballare e ogni tanto si diletta ancora oggi a suonare il pianoforte, una delle sue grandi passioni. Anche se non manca il disappunto per il “crampetto” che le impedisce ormai di raggiungere l’ottava. Giuseppina ha tre figli Liliana, Elio e Claudio, cinque nipotini e due bellissimi pronipoti, il più piccolo è Kevin di appena sette mesi. Elio e Claudio hanno rilevato la nota ferramenta del padre, in piazza Medaglie d’oro, che gestiscono ancora con successo, un punto di riferimento per i tanti affezionati clienti che arrivano a Montesanto da tutta la città e dalla vicina Slovenia.

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