Manganelli: Una proposta per Friulia

di Imago comunicazione

Innovazione. Una parola che a seconda dei contesti oggi assume connotati molto diversi, ma che spesso viene usata come una formula vuota, un mantra, o meglio ancora, come una panacea per tutti i mali. Quali dovrebbero essere i contenuti innovativi in un processo di sviluppo industriale, se manca la possibilità di produrre e quindi di sperimentare nuove idee? Quali sono invece gli elementi di novità che servirebbero ad innescare questo tipo di processo virtuoso? A queste domande prova a rispondere Fabrizio Manganelli, presidente della Sweet Spa, -azienda leader nella produzione di ovetti di cioccolato con sorpresa-, pensando per prima cosa all’accesso al credito per le imprese e ad un processo di dialogo con Friulia. Da qui una riflessione sul suo cambiamento, dalle fondamenta per arrivare fino ai suoi vertici.

L'imprenditore goriziano Fabrizio Manganelli

“Nelle sua modalità di finanziamento Friulia non si è ancora adattata al vero contesto economico regionale – afferma Manganelli, il quale ritiene che “la valutazione delle imprese per Friulia ha oggi un carattere fortemente speculativo, mentre trascura di modificare altri parametri fondamentali. Una delle prime variabili ad essere disfunzionale, per come è stata concepita, è il tempo. Non si può giudicare l’operato di un’azienda valutando il bilancio degli ultimi due anni e, in base a questo, ipotizzare l’andamento per il triennio successivo. Si rischia di eliminare realtà produttive che hanno un percorso diverso, ma non per questo fallimentare. I metri di valutazione in un contesto mutato come quello odierno –conclude Manganelli- dovrebbero partire da un rinnovato universo valoriale che sappia unire uomini e capitali, auspicando, quando serve, un cambiamento dei vertici di Friulia, una volta che la mission non sia stata raggiunta”.
Questa l’opinione dell’imprenditore che nell’orbita dei suoi interessi non si è ancora sbilanciato sul destino della Sweet, che da anni attende una collaborazione con Friulia, di fatto mai andata a buon fine. Quindi se da un lato non esiste la possibilità di unire Friulia ai capitali dell’industria dolciaria, dall’altro c’è il mercato nazionale e internazionale verso i quali potersi spostare. Rimane sempre uno scoglio: raccordare e coordinare gli strumenti di intervento finanziario regionale, non limitando l’intervento di Friulia a poche realtà.

Fonte: Imago comunicazione Srl
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