Ex tram, il progetto rallenta

Non ci voleva. Il crollo avvenuto la scorsa notte all’ex deposito dei tram di via di Manzano ha complicato il naturale iter per i lavori di messa in sicurezza dell’area. E in particolare quelli per la rimozione dell’amianto presente nella copertura del fabbricato, costituito da lastre di amianto compatto di due tipologie: lastre ondulate ed Eternit di tipo Romano non pedonabili e non calpestabili. Pochi giorni fa, la ditta incaricata alla rimozione dell’amianto era pronta ad aprire il cantiere, restando in attesa della sola autorizzazione da parte della Polizia locale per l’occupazione di suolo pubblico, dovendo vietare il passaggio dei pedoni sul marciapiede. Ma il crollo ha complicato le cose. Ora, mentre l’intera area è già stata delimitata, marciapiede compreso, è necessario chiedere nuovamente il parere dei tecnici dell’azienda sanitaria, poiché “dopo il crollo -si legge in una nota del Comune- dovrà essere preso in considerazione anche lo smaltimento a terra delle piastre cadute, rivedendo dunque le modalità di rimozione previste”. E non si esclude nemmeno che l’imprevisto possa pesare sul preventivo, per ora fermo a 47 mila euro, dei lavori. Un primo intervento di messa in sicurezza del fabbricato venne realizzato, come si ricorda nella stessa nota del Comune, già nel luglio 2012 con l’incapsulamento parziale del manto di copertura in lastre di cemento-amianto e con la sigillatura delle finiste e del portone di ingresso. Nessun intervento, si ricorda poi nella nota, “è possibile senza il benestare della Soprintendenza, fatta eccezione per il solo asporto del materiale contenente amianto”. Se così non fosse, come ha ricordato invece il sindaco Romoli, “oggi avremmo in questo sito uno splendido parcheggio anziché un rudere che sta crollando a pezzi”. “Ma alcune associazioni hanno sollecitato la Soprintendenza ad apporre i vincoli -chiosa il sindaco-. Anche le buone intenzioni, se non c’è il buon senso, possono diventare delle calamità”. E non dimentichiamoci che a una fine simile sembra destinata anche la palazzina di via Morelli, proprietà privata della cui demolizione il Comune si sarebbe fatto carico non fosse arrivato l’ennesimo veto incomprensibile dalla Soprintendenza.

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