Ex Safog verso la chiusura?

Un altro storico stabilimento dell’industria goriziana rischia di spegnere i suoi macchinari. Parliamo della Swi, erede della Safog nel polo industriale di Straccis, in via Brigata Casale, dove attualmente trovano lavoro 34 operai. L’allarme, dopo essere stato sollevato durante l’ultima seduta del consiglio comunale da Giancarlo Maraz (M5s), viene confermato anche dai sindacati che oggi incontreranno a Villa Manin di Passariano gli assessori regionali Loredana Panariti e Sergio Bolzonello. Al centro del vertice ci saranno proprio il futuro dello stabilimento goriziano e la richiesta di posticipare ogni riflessione al prossimo anno, attivando nel frattempo la cassa integrazione straordinaria o altri ammortizzatori sociali come la solidarietà. «Quando due anni e mezzo fa il Gruppo Cividale cedette il ramo d’azienda alla Swi, fu garantito un carico di lavoro che avrebbe permesso alla nuova ditta di lavorare almeno per sette anni» ci spiega Alessandro Contino, operatore Fim-Cisl Fvg, «oggi, al contrario, ci troviamo già davanti a una situazione di difficoltà. Nell’ultimo trimestre sono già state avviate diverse operazioni per rendere più efficiente la Swi, tra cui la modifica degli orari di lavoro e alcune fuoriuscite incentivate per snellire la forza lavoro, ma senza risultati». Secondo Contino, «basandoci solamente sulla versione fornita dalla Swi, il gruppo sarebbe sì in difficoltà, ma queste non sarebbero tali da azzerare il lavoro sul reparto di Gorizia, come invece sta avvenendo. La priorità ora è quella di capire se sussistono le prerogative per poter contare sulla continuità lavorativa dello stabilimento, altrimenti gli ammortizzatori sociali non potranno essere attuati. Dopodiché, la cassa integrazione straordinaria potrebbe garantire almeno 12 mesi di ossigeno per rimettere a posto i tasselli e riprendere la via della produzione». Con l’eventuale chiusura della Swi, per Contino «va a morire uno degli ultimi baluardi del polo industriale goriziano, dopo la chiusura della Siap due anni fa. A Straccis non resterebbe altro che la Lmc3, peraltro di proprietà del Gruppo Cividale, che produce stampi per fusioni e che da lavoro a una ventina di operai». La Swi, invece, si occupa della lavorazione di prodotti da fusioni, che arrivano a Straccis allo stato grezzo, direttamente dalle fonderie, ed escono semilavorati dopo aver passato la cosiddetta “scriccatura” per rimuovere le impurità del materiale.

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