Ex bagni, riemergono gli interni

Inizierà dopo l’estate la bonifica dall’amianto dell’ex civico stabilimento bagni di via Cadorna. Dove grazie alle elaborazioni e ai sopralluoghi collegati alla fase progettuale è stato possibile riscoprire gli spazi interni degli ex bagni, tra cui la sala centrale con la vasca, tutti oggetto di un’ampio servizio fotografico che vi proponiamo in fondo a questa pagina. La giunta comunale, nel frattempo, ha già provveduto ad approvare la proposta di aggiudicazione alla rete d’impresa che ha vinto la gara d’appalto, ma prima di arrivare all’apertura del cantiere sarà necessario attendere le verifiche sul possesso dei requisiti da parte delle imprese vincitrici e i canonici 30 giorni entro i quali le ditte che, al contrario, hanno visto sfumare l’appalto potranno presentare ricorso. Una volta chiusa anche questa parentesi sarà possibile passare all’aggiudicazione definitiva dei lavori, alla firma del contratto e di conseguenza all’apertura del cantiere. Se il Comune non vorrà rischiare di perdere il finanziamento regionale ottenuto per la rimozione dell’amianto dalla copertura della palazzina, i lavori dovranno tassativamente iniziare entro il 30 settembre. Nel mezzo, oltre ai tempi tecnici dettati dalla burocrazia, ci sono anche le ferie estive e il weekend di Gusti di frontiera. E si sa, manifestazioni e cantieri non vanno facilmente d’accordo. Anche se il caso dell’ex civico stabilimento bagni potrebbe fare eccezione, visto che sulla via Cadorna non è previsto alcun ingombro ulteriore rispetto alle delimitazioni già esistenti. L’ingresso del cantiere e la movimentazione dei mezzi si sfogheranno esclusivamente sul retro dello stabilimento, che si affaccia su via Brass. Ad occuparsi della bonifica saranno la Sergio Monticolo e la Ba.Vi.La. Costruzioni di Trieste, che hanno presentato un’offerta con il 14,35 percento di ribasso, per un costo complessivo pari a 94.959 euro, di cui 65.899 per lavori e 29.059 di oneri per la sicurezza. Sommando anche l’Iva al 10 per cento, il Comune ha dovuto impegnare per questo intervento una somma pari a 104.455 euro. La base d’appalto era stata fissata in 106 mila euro. Le due imprese triestine hanno battuto le offerte pervenute in piazza Municipio da parte di altre 62 ditte concorrenti, non solo dalla nostra regione e dal Veneto ma anche da Sicilia e Lombardia. «La presenza di amianto in pieno centro è un problema che sarebbe sbagliato sottovalutare» ha commentato l’assessore comunale ai lavori pubblici, Arianna Bellan, «perciò la bonifica del tetto dell’ex stabilimento bagni è importantissima, nonostante la struttura non venga utilizzata da oltre vent’anni». Nei primi anni 2000 venne lanciato un tentativo di project financing, mai concretizzato, per trasformare gli ex bagni in una moderna spa e palestra. «La palazzina è molto bella ma ad oggi non abbiamo alcun elemento concreto per ipotizzare un suo recupero finalizzato a una prossima riapertura» ha aggiunto Bellan, «l’intervento che scatterà in settembre sarà limitato alla rimozione dell’amianto e alla sostituzione della copertura con una in grado di arrestare il degrado, peraltro già approvata anche dalla Soprintendenza. L’amministrazione comunale resta comunque disponibile ad ascoltare eventuali nuove proposte da parte di chi volesse riaprire questo luogo, purché la sua destinazione rimanga pubblica». La durata dei lavori si potrà stimare con precisione solamente dopo l’apertura del cantiere e la verifica delle effettive condizioni di salute. Il periodo riportato sulle relazioni stilate dallo studio di architetti associati Luigi Di Dato e Claudio Meninno, che hanno curato la fase progettuale, è indicato in quattro mesi, ma non ci sarebbe nulla di cui stupirsi se il lasso di tempo dovesse dilatarsi. Gli operai si occuperanno della rimozione dei pannelli del manto di copertura in fibra di amianto, che saranno sostituiti con dei pannelli in lamiera grecata disposta su listellature di legno. La copertura si suddivide in due porzioni. Quella superiore sembra aver patito di più gli effetti degli agenti atmosferici, a causa di alcuni interventi propedeutici al posizionamento di un impianto solare termico, in realtà mai avvenuto. Le strutture in legno, esposte per anni all’acqua piovana, risultano degradate in più punti. Ma nonostante ciò, al momento non saranno oggetto di alcun intervento di messa a norma.

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *