E sempre a proposito del muro…

… siamo così sicuri che il “muro” , il confine sia una disgrazia in se per se? Non è forse il come lo si vive che fa davvero la differenza? Personalmente provo un certo rimpianto per i giorni tesi della guerra fredda a Gorizia. Quel taglio netto che attraversava la nostra città, quell’ “altrove” così vicino e insieme misterioso, fatto di suggestioni cupe e di propagande contrapposte, mi ha fatto crescere con il desiderio di “andare oltre”, di scoprire e di superare. Se la mia vita è stata avventurosa e abbastanza girovaga come in fondo è stata, se ho saputo avvicinarmi agli altri senza pregiudizi, schifando o amando le persone che mi trovavo davanti per la loro irripetibile umanità e non per gli stereotipi che le circondavano, è forse proprio perchè sono cresciuto all’ombra della cortina di ferro con dentro il desiderio di andare a vedere cosa c’era di là. Oggi in questo mondo apparentemente senza confini, in cui tutto è permesso e niente può essere proibito, coltiviamo l’illusione che tutto sia facile, tutto scontato. Eppure i muri, quelli veri, resistono e sono ben saldi nella nostra testa, ci fanno vivere nelle nostre comode rendite di posizione, nelle nostre “buone e solide” abitudini, negli immutabili punti di vista. Il mondo attorno a noi corre, i muri fisici si sgretolano, le frontiere da difendere si spostano molto ma molto più a Est e noi rimaniamo qua, teneremente abbracciati alle nostre piccole faide da strapaese, ai ruoli inranciditi di un vecchio copione che ormai non significa più nulla se non per chi, in questa commedia, si riempie le tasche di soldi. E in questo tiepido disfacimento ci addormentiamo certi di un luminoso risveglio che probabilmente, non ci sarà mai.

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