E se diventasse emergenza?

Le istituzioni e i grandi esperti del fenomeno migratorio in Friuli Venezia Giulia continuano imperterriti a sostenere che non esiste alcuna emergenza. E lo fanno snocciolando una serie di dati che per loro dovrebbero essere rassicuranti,e che parlano di 3.149 presenze attuali contro le 1.706 al 31 dicembre dello scorso anno. Il ché vuol dire che in una decina di mesi le presenze dei profughi in Regione sono aumentate di 1.443 unità, senza contare i minori non accompagnati. Cifre che non possono lasciare indifferenti, ma che i nostri esperti definiscono in linea con i dati nazionali, ma soprattutto che non si può parlare, non fa male ripeterlo, di emergenza. Se lo dicono loro esperti sarà anche vero ma non ci convincono. Anche perché i fatti reali sono dalla nostra parte: l’ultima emergenza (ma forse l’abbiamo avvertita solo noi) è stata tamponata riaprendo l’ex Cie di Gradisca,facendo diventare cosi’ la struttura un maxi Cara(lo scrivevamo già un anno fa, e più), ma almeno dando un tetto a tanta povera gente che bivaccava un po’ ovunque. Alla faccia dell’accoglienza, il cui sistema, dicono i nostri esperti e siamo pienamente d’accordo, ha trovato risposte solo grazie a soluzioni di emergenza, tampone, e non strutturali e definitive. E anche il maxi Cara di Gradisca dovrebbe avere le caratteristiche della temporaneità ma fino ad ora nessuna delle promesse in questo senso è stata mantenuta. Ma ormai non ci facciamo più caso. Guardiamo avanti e ci poniamo la domanda con cui abbiamo titolato il pezzo: e se diventasse emergenza le istituzioni nostrane sarebbero in grado di affrontarla? I tanti flop, e la manifesta incapacità ci fanno pronunciare senza remore un lungo “nooo”. E questo perché fino ad ora abbiamo assistito a palleggiamenti continui tra enti, a silenzi, titubanze, e a una sorta di speranzoso attendismo. Insomma si continua a sperare che l’impressionante flusso dei migranti che sta invadendo la Slovenia continui a incanalarsi verso l’Austria che sta costruendo un corridoio “tecnico” per meglio gestire la situazione. Ma se questo corridoio improvvisamente venisse almeno parzialmente abbandonato e se ne aprisse uno verso il Friuli Venezia Giulia i nostri esperti sarebbero in grado di affrontare quella emergenza che ovviamente non potrebbero più negare? Qualcuno fa trapelare che nel caso accadesse è già pronto un piano che però è top secret. Segreto perché esiste solo nella fantasia? Se però ci fosse, forse, sarebbe il caso di illustrarlo anche alla popolazione che così potrebbe tirare un sospiro di sollievo tra tanti silenzi e poca chiarezza. Chiarezza che non può venire dalle varie indiscrezioni che trapelano giornalmente. E tra queste le otto caserme dismesse disponibili e che dovrebbero poter essere usate a breve come centri di prima accoglienza. A Udine oltre alla “Cavarzerani”, diventata una tendopoli con un tetto sopra, la “Friuli”, a Pordenone la “Monti” già in fase di restauro, la solita “La Marmora” a Tarvisio, o in alternativa l’ex caserma dei carabinieri a Fusine, o l’ex alloggio del demanio a Chiusaforte, mentre a Muggia è sempre in ballo l’ex caserma del Lazzaretto (chissà cosa diranno i triestini al triestino Torrenti), e nel cividalese l’ex caserma di Purgessimo. E nell’Isontino? Beh con il maxi Cara di Gradisca che da temporaneo diventerà definitivo gli esperti non dovrebbero avere altre necessità. E non dimentichiamo a Gorizia il centro per i minori al San Luigi, altro splendido esempio di temporaneità. Una situazione, come si può notare, a dir poco confusa e che sicuramente non contribuisce a rasserenare gli animi. Nulla, lo ribadiamo per l’ennesima volta, contro i profughi, ma contro un sistema, dall’Europa fino a noi, incapace di affrontare un fenomeno epocale che si protrarrà per lungo tempo. Altro che “non esiste alcuna emergenza”. A suon di tavoli di concertazione, o di convegni, o di dati raccolti in dossier, non si risolve nulla. Almeno il parlamentare isontino Giorgio Brandolin, intervistato dal “Messaggero Veneto”, ha avuto il coraggio di dire che in Friuli Venezia Giulia “è allerta massima”. E come risponde il Governo? Sembra mandandoci 50 nuovi agenti. Ma questi sanno dove è il Friuli Venezia Giulia e la configurazione di questo ultimo lembo d’Italia? Non prendiamoci in giro.

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