Dal Tocai al Prosecco

Le inconfondibili "bollicine".
Le inconfondibili "bollicine".
Non ci sono stati mai dubbi,e dopo gli ultimi studi ancora di meno.Il Prosecco il vino bianco con le bollicine tanto in voga, trae il suo nome dall’omonimo paesino, sul Carso triestino. La pregiata uva (non molte le vigne), cresce in un tratto grosso modo tra Grignano e Sistiana, al di sopra della splendida strada Costiera che si affaccia sul Golfo. L’ennesimo punto sulle origini del Prosecco è stato fatto pochi giorni fa in un convegno a Trieste. All’unisono è stato ribadito che il bianco attualmente prodotto in Veneto e in Friuli ha la sua origine nella provincia del capoluogo regionale, appunto a Prosecco. Le prime attestazioni risalgono al XVI secolo. Si parla infatti di un vino di Prosecco, con proprietà corroboranti, che veniva chiamato ribolla. Si dice che fosse stato un vino molto apprezzato, non solo nell’aria di produzione ma anche in Friuli. In un testo di agricoltura di pochi anni dopo, si nomina il Prosecco e lo si definisce “spruzzato dalle onde del mare quando quest’ultimo è tempestoso”. Ma il Prosecco era noto anche oltre i confini regionali. Lo si evince in vari documenti, non ultimo quello degli ultimi anni del 1700, voluto dall’imperatrice Maria Teresa una sorta di censimento vinicolo. Si dice che veniva comprato dai “Coriziani e dai Cragnolini”. Ai tempi nostri dagli austriaci di Carinzia e dagli sloveni.E ancora. Verso la fine dell’ottocento la società dell’agricoltura di Trieste, emise un’ordinanza per la salvaguardia della produzione e dello smercio di vini spumanti di Prosecco.Una difesa che guardando ad oggi si è rivelata inutile come del resto quella del Tocai (le radici sono friulane) con l’Ungheria.

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