Chiusure necessarie

La notizia riportata da un quotidiano locale sull’impressionante serie di chiusure di esercizi commerciali in città (sarebbero 19 in 10 mesi) non dovrebbe in realtà preoccupare. E’ un bene che certi negozi chiudono il problema è che non ne aprono di nuovi.  Non ci vuole un genio del marketing per capire che la rete commerciale goriziana è ormai vetusta. Passare per alcune vetrine anche del centro città e trovarci capi di vestiario degni di una fornitura da piano quinquennale polacco anni settanta, è uno spettacolo sin troppo comune. La maggior parte dei vecchi commercianti goriziani si sono riempiti le tasche vendendo prodotti di terza scelta agli sloveni ante crollo del muro, ed adesso non sono capaci di capire che il mondo da allora è “lievemente” cambiato. Questi esercizi commerciali possono anzi devono chiudere perchè sono un peso più che un opportunità per il sistema produttivo cittadino. La questione è che arrivino forze imprenditoriali nuove a sostituirli con idee e capitali freschi. Se è vero che entrambi sembrano latitare è altrettanto vero che in città le forze della conservazione, i cosiddetti poteri forti”, un nucleo di 3/4 vecchi commercianti arrichitesi con mezzi poco commendevoli negli anni d’oro e oggi in grado di lucrare su comode rendite di posizione, stanno cercando di tagliare la gambe a chi ci vuol provare. La politica (ancora una volta in maniera bypartisan) è chimata a fare il suo lavoro: spazzare il vecchio che soffoca, aiutare il nuovo che tenta di crescere. Il tempo delle mezze misure è ormai scaduto da molto

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Le opinioni dei lettori su "Chiusure necessarie"

  1. Partiamo dal presupposto che Gorizia non è stata in grado di prevedere o cavalcare gli eventi che hanno profondamente e storicamente segnato il territorio in questi ultimi 20 anni. Questo naturalmente va fatto rientrare in una crisi globale dovuta a profondi cambiamenti mondiali. E fin qui abbiamo scoperto l’acqua calda. Perché invece un’attività cittadina opta per l’eutanasia? I motivi sono: pressione fiscale spropositata rispetto ai guadagni, ossia il gioco non vale la candela. Introiti insufficienti dovuti ad una cattiva gestione, inesperienza o all’imbattibile scelta di merce e di prezzi della concorrenziale GDO che circonda la città e che abbatte la richiesta. Mancanza di originalità o l’inverso, ossia troppa innovazione per una città in ritardo di idee.
    In poche parole, nonostante capiti spesso di avere a che fare con commesse impreparate ed arroganti, il Qlandia è sempre pieno, mentre i nostri commercianti piangono il morto. Nel commercio contano i soldi e non le opere di bene, la gente va dove spende meno. Anche a rischio di prendersi dell’imbecille alla cassa perché non parla lo sloveno.
    Per chi decide di aprire nuove attività in Italia? Prima di aprire una partita iva e mettersi in proprio pensateci non una ma 40.000 volte e quando siete sicuri di farlo fatelo altrove se ne avete modo. Attenzione però che 20 anni fa nelle metropoli son spuntati come funghi i centri commerciali, adesso tornano di moda i negozietti dei piccoli commercianti. Quindi tra 20 anni (questo è il gap di Gorizia con Roma e Milano) anche qui ci sarà questa controtendenza. Intanto a fine anno abbasso anch’io le serrande… Altro che centri commerciali naturali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *