Carcere, 10 risse e 6 feriti

«Più sicurezza per i detenuti e per i nostri agenti». Si riaccendono i riflettori sulla sicurezza all’interno della casa circondariale di via Barzellini, dove gli episodi accaduti nell’arco dell’ultimo anno hanno contribuito a far lievitare le statistiche del Friuli Venezia Giulia sui cosiddetti eventi critici nelle carceri, al centro dell’ultima visita negli istituti del triveneto da parte del segretario generale della Uil polizia penitenziaria, Angelo Urso. Ad aprirgli la strada tra gli istituti del triveneto è stato il segretario regionale del sindacato, Leonardo Angiulli. «Soltanto in Friuli Venezia Giulia si sono verificati nel 2016 472 eventi critici, tra cui aggressioni, ferimenti e tentati suicidi» ha illustrato Angiulli, «e di questi, a Gorizia si sono consumate 10 risse, 8 casi di autolesionismo e un caso di aggressione da parte di un detenuto ai danni degli operatori di polizia penitenziaria, che ha provocato 6 feriti». L’episodio, riportato allora anche dalla cronaca locale, si era verificato nel pomeriggio del 31 maggio, quando un detenuto di nazionalità albanese, nel corso di una normale operazione di apri e chiudi della cella, si era scagliato contro quattro agenti in servizio, distruggendo letteralmente la stanza. Già in quell’occasione la Uil polizia penitenziaria aveva richiesto a gran voce un incremento del numero di agenti per garantire condizioni di maggiore sicurezza. «Sono dati significativi» aveva commentato Urso a margine delle recenti ispezioni, che hanno toccato anche la struttura di via Barzellini, «che oltre a mettere in evidenza come la disparità numerica derivante dall’alto numero di detenuti rispetto ad un organico fermo da troppo tempo si ripercuote sulla qualità del lavoro di chi rappresenta lo stato all’interno del carcere». A Gorizia in particolare i casi più ricorrenti sono quelli delle risse fra detenuti che, secondo Urso, sarebbero provocate anche da motivi di natura etnica. «Un detenuto italiano fa fatica a convivere con uno straniero, e quando per questioni di sovraffollamento si mischiano è più facile che si arrivi al litigio. Anche i detenuti stranieri andrebbero divisi in base all’etnia. Le forme di xenofobia più importanti sono quelle dei cittadini dell’est nei confronti di carcerati magrebini o provenienti dalle regioni centrali dell’Africa».

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