Cancianus, primo Vescovo goriziano

di Vanni Feresin

Don Luigi Tavano
Don Luigi Tavano
Proprio in occasione delle celebrazioni in memoria dei Patroni goriziani, Ilario e Taziano, don Luigi Tavano ha presentato ufficialmente la sua nuova scoperta storica, e cioè gli ultimi documenti inediti sul primo vescovo goriziano: Cancianus de Goritia (1313 – 1331). Il professor Cesare Scalon, docente di paleografia latina dell’Università di Udine, ha presentato la pubblicazione trilingue al numeroso pubblico presente nelle sale del Pastor Angelicus. Come ha più volte rimarcato Scalon: “questa è una storia di guerre e conflitti tra patriarcato e conti di Gorizia, molto spesso colma di lacune e difficilissima da dipanare”. Cancianus de Goritia fu Vicario della Parrocchia di Salcano e nel 1313 venne nominato Vescovo della piccola diocesi di Emona (l’attuale Cittanova d’Istria) che nel XVI secolo contava appena ottomila abitanti; il patriarca Ottobono de Razzi delegherà il Vescovo di Pola per la consacrazione episcopale di Canciano in quanto impossibilitato da molteplici impegni. Il professor Scalon nella sua attenta prolusione ha ricordato e ben delineato il periodo storico e le lotte intestine tra i patriarchi e il conte, nonché l’annosa questione posta da papa Bonifacio VIII sul potere spirituale e temporale: “questi sono gli anni di governo di Enrico II che fu uomo potente e saggio, concesse nel 1306/1307 alla parte alta di Gorizia o “terra superiore” i privilegi di città e il sigillo, la quale godeva fin dal 1210 del diritto di mercato, ma si scontrò molto ferocemente con il patriarca che fece imprigionare a Gorizia, per la sua liberazione intervennero numerose personalità dell’epoca”. La scelta di un goriziano a una sede episcopale, soggetta al patriarcato di Aquileia, va certamente ricercata nella politica svolta dalla signoria feudale goriziana: il ruolo autorevole e spesso antagonistico di Enrico II nei confronti del patriarca è stato il fulcro di questa singolare ed eccezionale nomina. Don Luigi Tavano ricorda che alla fine del 1313, anno della nomina di Cancianus, ci fu un trattato di pace tra il conte e il patriarca e la nomina del Goriziano è stato, molto probabilmente, il pegno chiesto da Enrico al presule aquileiese.
Don Luigi Tavano, come da lui stesso testimoniato, ha intrapreso questa ricerca in modo del tutto casuale: “leggendo il Necrologium Aquilejensis ho avuto un pensiero su chi sia stato il primo vescovo di origine goriziana, analisi che nessuno storico aveva effettuato precedentemente e quando ho trovato che nel 1331 era morto un tale Cancianus de Goritizia, vescovo di Emona, ho cominciato a cercare i documenti nell’Archivio del Patriarcato; questa è la prima volta che mi occupo del medioevo a Gorizia!”.
Le documentazioni inerenti il presule sono molto scarse, per lo più indicano la sua presenza in situazioni conflittuali inerenti il Capitolo di Cividale o in contratti di vendita; interessante la lettera di nomina effettuata dal Patriarca Ottobono de Razzi che definisce Cancianus de discreto viro e spiega che era Plebano plebis de Merino, cioè pievano di Merna e come ipotizza Tavano: “aveva probabilmente un’ottima conoscenza dello slavo o forse era lui stesso slavo”. Della sua vita si sa che nacque nel 1270 e per quanto riguarda gli studi la lettera di Ottobono specifica che aveva conoscenze in litterarum scientia et alia virturtum merita suffragantur, pertanto poteva aver studiato nella Aquilejentis Scholae gestita dai capitoli di Aquileia e Cividale. Doveva essere stato un uomo importante, non nobile, ma certamente si può definirlo “ministeriale”, cioè molto vicino al conte. Anche il suo testamento è significativo, infatti Cancianus scomparve il 2 aprile 1331 e si impegnò a dare al Capitolo di Aquileia ogni anno, nell’anniversario della sua morte, “tre staia e mezzo di frumento, mezzo staio di fave, otto pesenali di biada, due congi e mezzo di vino, trenta denari e due galline con le loro uova”. Un anno prima aveva donato alla basilica di Aquileia un calice perché si celebrasse la messa nell’altare dei Ss. Canziani presente nella stessa basilica, e Tavano ricalca che “anche il nome Cancianus indica una sua origine slava in quanto era assai comune nei paesi dell’est e molto poco frequente in Friuli, ma queste sono solo elucubrazioni teorico – storiche”. Sollecitato dal professor Scalon e dalla professoressa Liliana Ferrari, Presidente dell’Istituto di Storia Sociale e Religiosa, lo storico ha chiesto a gran voce che si effettuino ricerche archivistiche e archeologiche che permettano di fare luce sulla complessa storia ecclesiastica di Gorizia che è, ancora oggi, molto lacunosa, soprattutto per la parte medioevale.

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