Bonus, assalto ai Caf

Caf presi d’assalto dalle famiglie goriziane. La causa sta nella scadenza sempre più vicina del 21 aprile, data entro la quale dovranno essere formalizzate le domande di accesso allo strumento della Carta famiglia e ai bonus per abbattere il peso degli affitti. Per la prima volta quest’anno il comune di Gorizia ha esternalizzato il servizio di acquisizione delle domande, affidandolo ai Caf Acli, Mcl e Labor, i tre che hanno accolto i termini (anche e soprattutto quelli economici) stabiliti dalla convenzione. Tanti cittadini si sono ritrovati spaesati e chi si sta attivando in questi giorni per chiedere un appuntamenti al Caf sta iniziando a ricevere i primi «no grazie, siamo pieni». E nelle agende dei tre Caf convenzionati in effetti si fatica a trovare un buco libero. Il rischio, di conseguenza, è che diverse famiglie goriziane, quelle che ad oggi non hanno ancora fissato un appuntamento in uno dei tre centri di assistenza fiscale, rimangano escluse da un sussidio che spetterebbe loro di diritto. «La situazione è molto difficile» ammette l’assessore al welfare del comune di Gorizia, Silvana Romano, «abbiamo deciso di cambiare strada rispetto al passato e di attuare da quest’anno la convenzione con i Caf, ma è innegabile che in questo percorso ci stiamo trovando a dover fare i conti con diversi problemi. L’obiettivo resta quello di assicurarci che nessuna famiglia goriziana rimanga esclusa dalla presentazione delle domande». Per tentare di quantificare il numero di famiglie che potrebbero avere accesso ai sussidi, diamo un’occhiata ai numeri dello scorso anno, rimasti in proiezione pressoché invariati quest’anno. Nel 2016 arrivarono al comune di Gorizia ben 973 domande per accedere alla Carta famiglia, per un contributo regionale pari a 175.290 euro, e 359 per il bonus affitti, che si sono tradotte in un contributo complessivo pari a 435.426 euro, di cui 81.958 dal comune e la parte rimanente dalla Regione. «Nel nostro Caf la situazione è drammaticissima» il commento del direttore generale di Mcl, Antonio Inchingoli, «i tempi a disposizione sono pochi, è assolutamente necessario che il comune faccia da intermediario presso l’amministrazione regionale affinché questa conceda una deroga di almeno trenta giorni. Solo così avremo la certezza di acquisire tutte le domande. Il nostro ufficio lavora a esaurimento anche fuori orario, tre Caf non sono sufficienti per soddisfare questo afflusso». Una descrizione che combacia con quella degli altri due Caf, Acli e Labor, dove si lavora senza sosta per scongiurare l’ipotesi peggiore, vale a dire non essere in grado di accogliere tutte le domande entro la scadenza del 21 aprile, allineati sulla richiesta di un mese di proroga. «Temiamo che qualcuno rimanga fuori», le voci che filtrano dal Caf Labor, «stiamo saltando le pause pranzo per fare il massimo, nonostante qualcuno si presenti ancora senza l’Isee, ormai è tardi per avere tutti i documenti in tempo». «Cerchiamo di creare qualche spazio libero in agenda» ha detto il responsabile provinciale del Caf Acli, Manuel Zerjul, «trenta giorni di proroga sarebbero davvero benvisti».

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