Barricate per salvare TechnoArea

La prospettiva che TechnoArea possa lasciare Gorizia ha inevitabilmente smosso i piani alti di enti e istituzioni che in questi anni avevano puntato sul futuro del polo tecnologico goriziano. Tra questi, il consorzio per lo sviluppo industriale. «Come consorzio avevamo presentato la nostra proposta già quattro anni fa, vale a dire quella di recuperare un’area all’interno del vecchio cotonificio di Piedimonte per ospitare star-up e laboratori artigianali» ha svelato il suo presidente, Ariano Medeot, «dietro l’area che si vede dalla strada, è rimasto inutilizzato uno spazio vaso circa 10 mila metri quadrati, quasi quattro volte più ampio rispetto agli spazi attualmente occupati da TechnoArea in autoporto. Avevamo anche già studiato come replicare i moduli per le start-up, in modo che questi risultassero uguali a quelli che Area ha a Trieste, e avevamo previsto degli spazi un po’ più ampi per attività laboratoriali di artigianato». L’intento, in sostanza, era quello di offrire alle start-up uno spazio che in tutto potesse comprendere una o due stanze, e la possibilità di trasferirsi in un ambiente più ampio una volta che la propria attività avesse preso piede. Fondamentale, per il consorzio, la garanzia da parte di Area Science Park di voler investire nel territorio. «Avevamo proceduto anche a richiedere un primo finanziamento alla camera di commercio in conto interessi per il recupero dell’area e avevamo ottenuto il benestare da parte dell’allora direttore di Area. Però abbiamo fatto anche una rendicontazione, cercando un equilibrio economico a fronte dell’affitto da richiedere alle imprese e prevedendo un intervento a impatto zero dal punto di vista ambientale, con l’installazione di impianti fotovoltaici. Nel frattempo è cambiata la direzione di Area, e davanti alle loro titubanze abbiamo mollato. Sono passati quattro anni e infatti nulla è cambiato. Secondo me, se fosse andato in porto il progetto del consorzio industriale, a quest’ora l’ex cotonificio sarebbe stato tutto occupato». La notizia dell’interruzione del rapporto tra Area Science Park e Sdag però non pare aver colto di sorpresa Medeot. «Ce l’aspettavamo, è un tam tam che va avanti da più di due anni» ha detto, «ma sono notizie che fanno male perché tutti sono capaci di riempirsi la bocca parlando di start-up, ricerca e innovazione, noi queste realtà le abbiamo ma non riusciamo a trovare la quadra. Sdag non sarà il luogo ideare per lo sviluppo di queste realtà e della stessa TechnoArea, ma spiace anche perché enti del territorio come la camera di commercio avevano supportato questa iniziativa con uno sforzo economico considerevole».

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