Aspettando qualche corriera

Migranti. Siamo di nuovo in piena emergenza, come era fin troppo facile prevedere. Le strutture di Gorizia sono al collasso e così i nuovi arrivati si riversano lungo l’Isonzo, nei parchi e nei giardini, e in qualsiasi luogo possibile. E al collasso è anche il mega Cara di Gradisca. Son passati due anni dalla prima emergenza e siamo al punto di partenza. Si spera nel mondo del volontariato o che da un momento all’altro la Prefettura annunci che il Viminale ha concesso di organizzare le solite corriere per i soliti trasferimenti in altre regioni. E così si va avanti nonostante i mille proclami sul modello di accoglienza del Friuli Venezia Giulia da esportare, dei Comuni che restano sordi e ammennicoli vari. Per fortuna che da un po’ di tempo l’assessore regionale con delega anche all’immigrazione tace, ma in compenso ieri ha parlato la presidente Serracchiani che ultimamente sembra aver cambiato rotta sul fenomeno epocale cui stiamo assistendo. «Deve essere chiaro a tutti -dice in una nota- che l’Italia non può sostenere il peso dell’inerzia politica di una Europa che non ha saputo prevenire un fenomeno montante e che ora vede Paesi rifiutarsi di accettare i ricollocamenti. Per questi, se non cambiano direzione, è giusto che si applichi la procedura d’infrazione». Ma appena adesso ci si accorge della portata del flusso dei migranti, e della incapacità della Ue di gestirlo? Ma a Bruxelles o Strasburgo il nostro Paese conta qualcosa? È possibile che tutti i Paesi europei si liberino dei migranti e li mandino da noi? No, bisogna rivedere il trattato di Dublino e potenziare gli interventi di sostegno in Africa oggi afferma la nostra presidente: «il lavoro fatto dal ministro Minniti in Libia -dice- deve essere sostenuto con maggiore decisione anche da chi, come il ministro austriaco Kurz, è favorevole a centri per rifugiati fuori dall’Europa». Ma il fatto non dovrebbe limitarsi a Kurz anche ad altri Paesi europei da cui provengono la maggior parte dei migranti che raggiungono anche il Fvg. «L’Italia sta svolgendo un ruolo fondamentale in Libia per ora da sola, ma bisogna che su quell’area l’intervento sia sostenuto dall’Unione Europea con investimenti che non potranno essere inferiori a quelli utilizzati per sterilizzare la rotta Balcanica». Infine il pensiero sul trattato di Dublino che «è una priorità per provare a gestire razionalmente il fenomeno delle migrazioni». Intanto speriamo nel buon cuore del ministero, che ci mandi qualche corriera, nel volontariato, o meglio in un miracolo. Le istituzioni, dall’Europa in già, ormai è chiaro che hanno fallito.

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