Ascensore, la crociata continua

Il Coordinamento della Associazioni contro l’Ascensore di Gorizia (CO.AS.GO.) desidera effettuare delle puntualizzazioni in merito alle ultime dichiarazioni rilasciate dal Sindaco Ettore Romoli sul blocco completo a tempo indeterminato del cantiere per la costruzione delle funicolari per il castello di Gorizia.
Nonostante difatti quanto dichiarato dal Sindaco il blocco non è stato “graziosamente concesso” dall’Amministrazione Comunale, ma è stato imposto dalle Soprintendenze – nelle prerogative e competenze delle quali rientrano appieno anche questo tipo di azioni a tutela del nostro patrimonio culturale – per approfondire le indagini archeologiche ed evitare di danneggiare possibili altri reperti eventualmente ancora sepolti nell’area del cantiere; ciò è confermato dal fatto che quando il Coordinamento aveva per la prima volta dato notizia dei ritrovamenti archeologici il Sindaco aveva affermato seccamente che i lavori nell’area non sottoposta a scavo archeologico sarebbero comunque andati avanti.

L'illustrazione di un attacco ad un castello medievale.
(ILL. WEB)
Singolare è anche notare come il Sindaco avesse inizialmente dichiarato che i ritrovamenti “sono soltanto un imprevisto” per poi ripensarci ed affermare che “si tratta di un evento ampiamente prevedibile”: viene spontaneo chiedersi perché, in caso avessero realmente previsto una tale evenienza – effettivamente quantomeno da “intuire” conoscendo un minimo la storia della città, visionando stampe antiche e sapendo che il colle non è mai stato sottoposto ad indagini archeologiche sistematiche pur essendo l’insediamento più antico della città – non abbiano effettuato dei sondaggi preliminari magari con carotaggi random dell’intera area.
Inoltre la sorveglianza archeologica allo scavo, seppur pagata dal Comune, non è stata da questo richiesta, ma imposta come “conditio sine qua non” per la realizzazione delle funicolari dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici già nel 2003 ai tempi del progetto definitivo: che si tratti di un’imposizione “poco gradita” ai fini della rapidità di realizzazione dell’impianto lo dimostra il fatto che, a cantiere già ampiamente avviato, lo scorso gennaio la dott.ssa Mandruzzato non era ancora al corrente dell’inizio dei lavori ed ha dovuto premurarsi in prima persona di contattare il Comune, dietro sollecitazione della Soprintendenza ai Beni Archeologici – alla quale avevamo segnalato tale “discrepanza” –, per venire a conoscenza del fatto che lo scavo era già partito senza la sua supervisione.
Il primo cittadino asserisce da un lato di voler valorizzare i ritrovamenti archeologici, ma ammette anche di aver già chiesto l’autorizzazione all’abbattimento del muro ritenuto di “minore importanza”, sacrificando per l’ennesima volta un pezzo di storia alla furia demolitrice-edificatrice che ha già mietuto in un recente passato altre “vittime illustri”, come la chiesa più antica della città, rimasta sepolta sotto Piazza Sant’Antonio. Se si fosse previsto di toccare qualcosa di delicato (e di volerlo effettivamente valorizzare una volta venuto alla luce) perché non si è pensato per le funicolari ad un binario fuori terra poggiato su elementi puntuali come
fatto per l’ascensore di Lubiana, che si “appoggia” letteralmente agli antichi resti murari senza averne richiesto la demolizione? Se l’impianto a funicolare deve realmente servire a valorizzare il castello di Gorizia perché nel momento in cui ne riaffiorano alcune delle vestigia più antiche se ne chiede l’abbattimento – arrivando persino a giustificarlo con l’ipotesi che si tratti di “falsi storici” – come “tributo da pagare” per la realizzazione dell’impianto stesso?
A questo punto ci auguriamo che gli addetti ai lavori possano effettuare tutti i dovuti accertamenti e le indagini del caso sui ritrovamenti senza subire indebite pressioni dovute al lievitare dei costi che comporta un cantiere fermo e l’ipotesi – ormai quasi certezza – costituita dalla necessità della variante di progetto. Nel frattempo il Servizio V.I.A. della Regione, che da noi avvisato sul blocco del cantiere ha già preso contatto con le Soprintendenze, provvederà ad accertare la correttezza dell’iter procedurale del progetto, gli eventuali danni subiti dall’ambiente e dalle strutture preesistenti e ad avviare lo screening per V.I.A., fondamentale in particolare per la variante di progetto.
Invitiamo infine nuovamente il Sindaco ad un confronto pubblico sulla problematica “ascensore”, o quantomeno a non confondere volutamente le acque rilasciando dichiarazioni contrastanti quando interpellato, e soprattutto a rispondere sul merito dei problemi sollevati e non sviando il discorso attaccando ed apostrofando sul personale chi si oppone al progetto – atteggiamento tipico di chi è a corto di valide argomentazioni da addurre – come ha fatto nel corso dell’intervista radiofonica trasmessa lo scorso venerdì 15 luglio al TG-R delle 7.20.

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