Archeologia, che passione!

A Gorizia, di recente, sembra non si faccia altro che scavare. E, cosa ancor più curiosa, dovunque si sposti un po’ di terra, si trova un qualcosa di inestimabile valore. Succede sul colle del Castello come a Sant’Andrea, ed è successo anche il piazza Sant’Antonio, dove i recenti lavori di riqualificazione dell’area hanno fatto ritornare alla luce reperti dell’antica chiesa di Sant’Antonio, una delle più preziose e sconosciute perle della città.
Non solo gli scavi per la risalita automatica, dunque, ma anche il consiglio comunale diventa ambiente adatto a discutere di archeologia. Questo è il testo, infatti, dell’interrogazione firmata dal consigliere comunale del Popolo della Libertà Roberto Sartori, rivolta all’assessore alla Cultura del Comune di Gorizia, Antonio Devetag, per preservare e valorizzare i resti della chiesetta di Sant’Antonio.

CONSIDERATO CHE con i lavori di riqualificazione urbanistica di Piazza Sant’Antonio sono stati riportati alla luce i resti archeologici della chiesa di Sant’Antonio, e al termine dei lavori tra le diverse ipotesi, è stato deciso di ricoprire la pianta della chiesa e segnare il perimetro in pietra sulla rinnovata piazza.
PRESO ATTO CHE in quel sito, già nel XIII secolo si trovava in rovina una chiesetta dedicata a San Marco (taluni, però, parlano di una chiesa intitolata a Santa Maria), su cui è stata edificata la chiesa di San Francesco dei frati minori conventuali con relativo cimitero e convento. La struttura funzionò fino al XVIII secolo, quando, con decreto imperiale, furono soppressi gli ordini religiosi, di conseguenza fu smantellato il cimitero e alcuni corpi di nobili vennero spostati in altre chiese cittadine. La chiesa di San Francesco fu poi demolita e nel 1823 si costruì la chiesa di Sant’Antonio, senza cimitero e incastonata nel chiostro. Quindi in quell’area (anticamente conosciuta come Schonhaus), si trovava probabilmente il più antico cimitero di Gorizia.
Infatti, nel corso degli scavi archeologici sono stati  ritrovati antichi resti umani, si tratterebbe di sepolture risalenti presumibilmente a 600 anni fa, quando nella zona era presente il vecchio monastero. Dello studio dei resti si occupa l’Università di Udine.
VISTA l’importanza del ritrovamento, ciò che lascia amareggiati e perplessi è l’assenza di una targa o di un pannello che indichi la storia dei resti della chiesa, questo testimonia lo scarso interesse dimostrato nella valorizzazione e nel recupero di un sito forse tra i più antichi miracolosamente sopravvissuti alla
distruzione operata dalla Grande Guerra in città.
INTERROGA L’Amministrazione, in particolare l’Assessore Devetag per porre alla sua attenzione tale problema, e chiede di intervenire al più presto per rimediare a questa mancanza, in modo che i turisti e la popolazione possano riscoprire la storia più antica e meno nota.

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Le opinioni dei lettori su "Archeologia, che passione!"

  1. Plaudo all’iniziativa del Consigliere Sartori e mi auguro che l’amministrazione cittadina, a nome dell’assessore alla cultura Antonio Devetag, si adoperi per mettere in evidenza quanto esposto nell’interrogazione del Consigliare Sartori.

    Un Goriziano !

  2. Caro Simone se aspetti che l’assesore Devetag muova il culo….mi sa che è più probabile che l’inferno congeli….

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