Alberi tutelati dalla Soprintendenza

Un vincolo paesaggistico potrebbe salvare dall’abbattimento i cedri secolari (o meglio, quel che ne rimane) del parco del municipio. I rami delle tre piante che campeggiavano nell’aiuola principale del parco, seppur malate da tempo, sono già stati tagliati nelle scorse settimane, lasciando solamente i tronchi che potrebbero ora essere affidati alle cure di abili artisti del legno per trasformarli in opere d’arte. La malattia delle piante è stata causata dalle spore del fungo killer “Armillaria mellea”, più comunemente detto “chiodino”, presenti nel terreno di quella zona del parco. Il quarto cedro, quello che evidentemente versava nelle condizioni peggiori, è stato tagliato del tutto. I suoi “fratelli” però sembrano essere destinati a una fine meno drammatica, anche grazie all’atteso intervento della Soprintendenza ai beni paesaggistici del Friuli Venezia Giulia, che potrebbe evitare un ulteriore ricorso alla motosega. «Ancora non sappiamo che tipo di tutela abbiano questi alberi» ha detto l’assessore comunale all’ambiente, Francesco Del Sordi, «già prima delle elezioni abbiamo richiesto alla Soprintendenza un chiarimento in merito, in modo da capire quali soluzioni adottare. Anche se onestamente non ce ne sono molte. Il terreno è contaminato e il nostro tentativo di piantare un nuovo albero è fallito nel giro di 18 mesi, oltre a essere costato un sacco. Purtroppo la situazione è gravemente compromessa, in questo momento possiamo anzi dire che sia irrecuperabile. Capiamo che abbattere un albero di quel tipo per questioni estetiche è un’azione da vietare, ma nel nostro caso specifico siamo davanti a una situazione completamente diversa». L’assessore ha espresso la volontà di evitare l’abbattimento dei tre tronchi e trasformarli in sculture in legno che potrebbero diventare una caratteristica spendibile anche per portare qualche turista in più a visitare il parco del municipio goriziano. «Per noi è una questione che potremmo quasi definire sentimentale» ha spiegato Del Sordi, «ci farebbe piacere che almeno in parte la presenza di queste piante possa contribuire a caratterizzare ancora il parco del Comune». Da escludere, invece, la possibilità di bonificare il terreno dalle spore del “chiodino”. «Dovremmo prevedere un intervento con camion e ruspe per rimuovere qualche centinaio di metri cubi di terreno» spiega l’assessore, «si tratta di un’operazione che potrebbe costare fino a 70 mila euro, se non di più. Oggigiorno già spenderne 10 mila per piantare un albero cresciuto, come abbiamo fatto, potrebbe essere considerato ai limiti della follia. Figuriamoci se dovessimo spenderne sette volte tanto».

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Le opinioni dei lettori su "Alberi tutelati dalla Soprintendenza"

  1. Forse, se si dava a suo tempo alla cittadinanza, la possibilita’ di raccogliere i famigerati chiodini killer tanto apprezzati dai buongustai senza incorrere in contravenzioni, sicuramente si sarebbe potuto avere un terreno non tanto contaminato e la presenza in buona salute dei tre poveri cedri.

  2. All’assessore mi permetto di ricordare che, come quando il suo cane sta male lui si rivolge ad un veterinario, nel caso del marciume radicale dei suoi cedri avrebbe potuto rivolgersi ad un dottore agronomo esperto in fitopatologia.
    Chiaramente iscritto all’albo professionale.
    Finchè invece si dà spazio a professoroni, giardinieri e trombettieri a cavallo ecco che si resta nell’ignoranza totale.
    Traduzione: se il servizio del verde comunale avesse chiamato un agronomo fitopatologo alle prime manifestazioni del sintomo (clorosi e filloptosi) forse, ripeto FORSE, si poteva tentare un intervento con un antagonista fungino selezionato.
    Il resto sono solo stupidaggini e ignoranza.
    Otello

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *