Addio al basket

Tanni anni passati a tifare, ad urlare dagli spalti cose non sempre decorose all’indirizzo degli arbitri, anni passati ad inseguire il sogno di tornare lì, fra i giganti del basket.
Tanti anni, visti con gli occhi di oggi, forse buttati. Anni passati a costruire una bellissima automobile senza il motore, un bellissimo palazzo nel quale nemmeno noi siamo in grado di entrare. Anni buttati perché sono stati anni, specie gli ultimi, che di quel sogno hanno fatto volentieri a meno. Anni buttati perché il motto della società non era ‘volere è potere’ ma ‘bisogna chiudere il bilancio in pari’.
Anni di cui, oggi, possiamo finalmente dimenticarci.
La presa di posizione del sindaco Romoli è chiara: ridonare a Gorizia una squadra che possa ambire a buone posizioni nei campionati nazionali. Non un progetto di nicchia, finalmente. Non un progetto ‘alla goriziana’, finalmente. Un progetto che, però, arriva con circa nove anni di ritardo.
Vorrei sapere come mai le offerte di un trevisano davvero poco conosciuto, che per cronaca possiede una squadra di pallacanestro, una di volley e una di rubgy, tutte tra le migliori in Italia se non addirittura in Europa? Come mai il signor Zanetti, proprietario della poco conosciuta Segafredo caffè, dopo aver fatto non poco bene alla società di pallacanestro, è stato cacciato dalla città dai suoi rivali in affari di allora, senza che questi poi, logicamente, versassero un solo euro nelle casse della Pallacanestro Gorizia?
Perché dobbiamo per forza restare chiusi nel nostro microscopico guscio e, senza nessuna capacità di costruire qualcosa, tentiamo di far crollare anche quelle poche cose che i nostri avi sono riusciti a regalarci?
I massimi campionati nazionali resteranno un miraggio ancora a lungo, su questo al sindaco Romoli va un plauso per la concretezza, ma se a Gorizia continueranno ad esistere un numero tale, ingiustificatamente spropositato, di società di pallacanestro, il campionato unico a cui potremo mirare sarà il Dudi Krainer.

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Le opinioni dei lettori su "Addio al basket"

  1. Vendere la società allo sponsor è un rischio non indifferente. Trieste, che l’ha fatto con Stefanel, si è ritrovata la squadra a Milano. (Non nascondo che per me fu un vero godimento). Se non erro con Zanetti (Segafredo) si volle evitare proprio questo. Per quanto riguarda la pallacanestro il momento è decisamente no a livello nazionale. Questo deriva dal fatto che a differenza degli USA dove tutte le squadre partecipano al ricavo degli utili, in Italia ognuno pensa per se, senza programmare alcun futuro. Il giorno in cui Monte dei Paschi dirà addio a Siena, questa spaarirà nel nulla, così come Snaidero a Udine e via dicendo. Ci vogliono i soldi, a Gorizia non ci sono. Mancano per fare un albero di Natale decente in Piazza Vittoria (quello nel negozio Sasch è più grande) figuriamoci per mantenere una squadra ai massimi livelli. Poi una volta rifatto il parquet in palazzetto sarà vietato camminarci sopra. Mettiti l’anima in pace Alessandro.

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