A scuola in osteria

di Spritz_Nero

Proprio vero quello che recita una pubblicità progresso mandata in onda su una radio, ossia che oltre a wikipedia, enciclopedia della rete, ci sono anche le esperienze di vita delle persone anziane che i giovani non dovrebbero trascurare, né tanto meno dimenticare, perché patrimonio inestimabile.
Proprio nelle nostre zone, il “dopo scuola” si consumava spesso in più o meno fugaci visite alle osterie, dove i nipoti venivano accompagnati dai loro nonni che amavano bersi un bicchiere in compagnia degli amici, piuttosto che farsi riempire le bottiglie da mettere in cantina. Già lì capitava di venire a conoscenza di fatti curiosi che mai si sarebbero letti sui libri di scuola. Storie, vuoi anche colorite da qualche bicchiere in più, che venivano (ed ancora vengono) sapientemente raccontate e stra ripetute, rigorosamente in dialetto goriziano, negli ambienti che fanno fatica a resistere ai continui provvedimenti legislativi sempre più restrittivi in materia alimentare.
Certo è che qualcuno mi prenderà per pazzo quando rivelerò una certa nostalgia per quelle “privade” che la nebbia di sigarette mischiata al profumo di salame fresco e vino rosso dell’ultima vendemmia rendeva “piacevolmente ed unicamente puzzolenti”. In quegli ambienti, considerati dai perbenisti insani, scaturivano numerose storie ed avvenimenti che gli anziani hanno vissuto in prima persona, tra un “ovo duro” e un “bicier de nero o rosso”.
Certo, personalmente rimango dell’idea che una persona che è stato un imbecille da giovane, probabilmente si sarà affinato nella sua imbecillità da vecchio, il rispetto va meritato sempre, aldilà dell’età; di conseguenza anche le testimonianze vanno sempre commisurate a chi si ha difronte.
Il tempo sicuramente svanisce o modifica i ricordi, ma ci sono delle sensazioni e degli avvenimenti che rimangono indelebili e perfettamente a fuoco nelle nostre menti, per sempre, fino all’ultimo respiro di una lunga vita.
E qui mi riferisco ai “nonni” di oggi che hanno vissuto tempi di guerra, dove la gente moriva veramente, non alla play station, dove i tuoi amici del cortile oggi c’erano e domani sparivano, quando una madre per comunicare con il proprio figlio, magari al fronte, doveva spedire una semplice lettera di carta che forse sarebbe arrivata a destinazione qualche giorno dopo, troppo tardi. Chissà quante parole di madri aleggiano ancora nell’aria senza che nessuno abbia potuto leggerle in tempo. Chissà a quanti nostri nonni riecheggia ancora nelle orecchie il rumore assordante di qualche bomba esplosa a pochi chilometri dalle loro case. Alcuni in Piazza Vittoria, quella che adesso è diventata famosa per i parcheggi abusivi notturni sul marciapiede, hanno personalmente assistito al discorso di Benito Mussolini in visita a Gorizia.
Il sabato libero, cui rimane ambita tradizione odierna dalla gran parte dei “lavoratori”, era il sabato fascista, che veniva impegnato come giornata dedicata alla formazione dei “giovani balilla”.
Stiamo parlando dei già bis nonni di alcuni ragazzi della generazione “wikipedia” che è un dramma se messanger non si connette o se facebook s’inchioda per qualche ora.
Persone che ai loro genitori erano abituati a dare del “Lei”, cresciuti senza frigorifero, lavatrice, televisione ed automobile, con il bagno in cortile. Parliamo di 70 anni fa, più o meno. 70 non 700.
Ed ancora oggi ci sono persone, sempre meno, che possono raccontarci con la loro voce quei tempi.
Spegnete il televisore ed il computer per una volta, fatevi accendere lo “spargher” dai vostri nonni piuttosto ed ascoltate i loro affascinanti aneddoti, se ce li avete ancora, oppure andate a cercare le persone anziane in qualche vecchia “osmizza” e “rubate” loro qualche storia fin che siete in tempo.
Da bambino, scherzando, visto che le fotografie dell’epoca erano in bianco e nero, chiesi a mio nonno se quella volta anche il mondo reale fosse visto in bianco e nero. Per risposta ricevetti: “No, quella volta c’erano più colori di adesso”.

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Le opinioni dei lettori su "A scuola in osteria"

  1. Le tradizioni e la cultura di un popolo si valutano meglio seduti in “osmiza” davanti ad un bon Tai di blanc o neri, panin de crudo e carte de briscola…. sono sempre stado della tua idea Spritz ;-)
    e poi non ricordo bene quale letterato disse che le dispute si risolvono meglio faccia a faccia in questo modo, piuttosto che seduti negli scrani della politica.

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