144km dalla centrale nucleare
«A poco più di due ore in auto la struttura di Krško»

Gorizia dista 144 km dalla centrale nucleare di Krško (Slovenia).
Non si sa se prima delle catastrofi giapponesi i goriziani lo sapessero e si preoccupassero, è sicuro che dopo quanto accaduto lo sanno e si preoccupano praticamente tutti.
Tra i primi a non fare sogni tranquilli c’è il Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo che già due anni prima delle recenti esplosioni nipponiche sosteneva che lo Stato italiano, al limite anche la regione FVG, dovrebbe investire alla messa in sicurezza della vicinissima centrale nucleare slovena.
Se la proposta è stata ben accolta dal diretto interessato, ossia il dirimpettaio Slovenia che nella persona del Primo Ministro Boris Pahor ha risposto con rassicuranti garanzie riguardo lo stato della centrale e di un incremento del monitoraggio della sicurezza visto il momento delicato che attraversa il nucleare, l’Italia cinicamente chiude le porte ad un ipotetico finanziamento pro sicurezza ad un impianto che, è sì ad un centinaio di chilometri oltre confine, ma che non è partnership commerciale e, anzi, fornisce energia a dirette concorrenti. Insomma, al massimo potrebbe essere un investimento che potrebbe farci guadagnare in salute, nulla più.
Se la città di Gorizia in questi giorni inevitabilmente viene messa sotto i riflettori della cronaca essendo una delle prime città italiane che pagherebbe le conseguenze di eventuali malfunzionamenti della centrale nucleare di Krsko, c’è anche un goriziano che da anni sostiene che l’energia nucleare alla pari dei combustibili fossili sia strada da abbandonare, per percorrere piuttosto quella dell’energia solare: questo goriziano risponde al nome di Carlo Rubbia, Cavaliere della Repubblica e due medaglie d’oro ai benemeriti della scuola, scienza, cultura ed arte, nonché Premio Nobel per la fisica ricevuto nel 1984. Insomma, non uno qualunque.
Di fatto l’Italia, che al momento non ne vuol sapere di energia nucleare se non alcuni nella maggioranza di Governo, è circondata dalle centrali nucleari; per questo motivo chi si schiera dalla parte del no (che nel referendum che verrà significa sì, vogliamo il nucleare) sostiene che a questo punto e meglio averle in casa e sfruttare l’energia prodotta da esse come avviene in Slovenia e Francia (ad esempio), chi si schiera invece dalla parte del sì (che nel referendum significa no, l’Italia deve rimanere denuclearizzata) e teme che le centrali siano gestite alla pari delle numerose incomplete e mal gestite infrastrutture italiane cui esempi è meglio evitare per non occupare più di 700 pagine. Nel caso specifico goriziano inoltre, la scelta pare ancora più scottante perché una centrale potrebbe essere costruita proprio a Monfalcone.
Per una volta quindi e purtroppo non tanto in positivo, Gorizia si trova al centro del “mondo civilizzato” che per amor di denaro e totale individualismo sta assorbendo un’energia spropositata che provoca i disastri sotto gli occhi di quasi tutti, contrapposto al terzo mondo che, non senza colpe, ha una cultura ecologica pari a zero e che ignaro dissemina miliardi di sacchetti di plastica ovunque, sparge traccie indelebili di petrolio con macchine vetuste, carrette del mare e ciminiere abbandonate al loro mal funzionamento.
Oggi, a 144 km a est di Gorizia, a Krško, si produce energia nucleare, a 95 km ad ovest, ad Aviano, si scaldano i motori dei caccia americani prossimi al bombardamento della Libia.
Gorizia al centro del mondo. E che mondo.

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